Domenico Albanese, nella sua "ISTORIA DELE ANTICHITA' DI ORIA"(1), al capitolo XII, afferma che la Città, sin dalla sua fondazione, ebbe come simbolo civico il Toro, probabilmente volendo in esso indicare l'impresa mitologica di Giove, il quale assunse quelle sembianze, rapì la dea Europa conducendola nell'isola di Creta dove, dalla loro unione, nacque Minosse, Re degli Japigi fondatori di Oria.
Un altro emblema che spesso veniva associato al Toro era la Cicogna, simbolo della pietà, usata per ricordare il sentimento pietoso provato dagli Japigi nei confronti del loro Re quando morì durante l'assedio di Camico in Sicilia.
Si suppone anche che la presenza della Cicogna nello stemma sia dovuta alle sue abitudini di nidificare sulla sommità dei palazzi e quindi sorvegliare e custodire dall'alto la Città e difenderla così dai suoi nemici.
Questi due simboli, il Toro e la Cicogna, li troviamo anche raffigurati in moltissime monete e medaglie rinvenute nel territorio di Oria unitamente alla scritta "OYRION", il nome greco della città. L'emblema del Toro fu in seguito abbandonato e al suo posto subentrò il Serpe in atto di essere ingoiato dalla Cicogna. L'allegoria raffigurava la vittoria riportata sui tarantini dai popoli messapi per il possesso del territorio ed è quindi simbolo del nemico vinto e scacciato.
La Cicogna, inoltre, è simbolo di pietosa assistenza dei genitori nella loro vecchiaia. La sua immagine compariva sulla sommità degli scettri degli antichi monarchi per ricordare, appunto, che i governanti debbono tenere più conto della pietà che della violenza.
Essa è anche emblema di riconoscenza e per i popoli antichi rappresentava virtù eccelse specialmente se messa al confronto dei serpenti che rispecchiavano i vizi del genere umano. Infine questo uccello è simbolo della primavera che ritorna perché esso trasmigra in quella stagione dalle regioni più fredde a quelle più calde.
Il Serpe, a sua volta, veniva ritenuto, come afferma l'Albanese, "simbolo del mondo e del tempo, del dominio dei regni e del vigore recuperato, della lunga vista e della salute, dell'ospitalità e dell'astuzia e di molte altre cose".
Questi tre elementi, dunque, il Toro, la Cicogna e il Serpe si sono alternati per molti secoli nello stemma di Oria sino all'avvento di Federico II di Hohenstaufen quando, per la prima volta, nell'arme cittadina compare anche una rocca con tre torri e due leoni coronati in omaggio all'Imperatore, molto amato dal popolo, che nel 1227 volle, proprio ad Oria, costruirvi un castello per sua dimora.Il Castello, in Araldica, è contrassegno di antica nobiltà ed indica anche la podestà e la dignità feudale.
Il Leone, a sua volta, è il più nobile degli animali araldici ed è allegoria e simbolo di vigilanza, custodia e fortezza, non solo dell'anima, ma anche del corpo. Inoltre simboleggia anche coraggio, ferocia, rapacità e vendetta.
(1) D. Albanese, Istoria dele antichità di Oria Città della Provincia di Terra d'Otranto, Bibl. Com. di Oria
SERPENS ET CASTRUM, PIA AVIS. BINIQUE LEONES
SUNT URBIS HUIUS STEMMATA DIGNA NIMIS.
EST PRUDENS SERPENS, PATRIAEQUE CICONIA NUTRIX
AC URBIS CUSTOS, FORTIS ET IPSE LEO.
URIA, QUAM CRETES REXERUNT, AEROQUE PULSI
HIS GAUDENS SIGNIS MOENIA TUTA FOVET.
Lapide dettata in latino da Quinto Mario Corrado Junior, murata nell'atrio della sede dei Vigili Urbani di Oria. Esalta il significato dei vari simboli dello stemma civico.