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Una Storia lunga tremila anni tra Arte, Cultura e Tradizioni... La città di Oria è situata sulle più elevate alture di un cordone collinare di antiche dune costiere e si trova a metà strada tra Brindisi e Taranto, nella parte più a nord del Salento. Il suo territorio ha una superficie di circa novemila ettari e confina con quelli di Francavilla, Torre Santa Susanna, Erchie e Latiano nel Brindisino e Sava e Manduria nel Tarantino. 

Oggi la città, per le sue bellezze monumentali e paesaggistiche, è tra le mete più importanti ed ambite del turismo pugliese. Inoltre, numerose campagne di scavo hanno portato alla luce reperti e testimonianze di varie epoche. Grazie alla sua favorevole posizione - ideale "perla" tra Adriatico e Jonio, i due mari che bagnano la Puglia - rappresenta una tappa obbligata per chi sceglie questa regione per le vacanze.

Il nome

Oria vanta tradizioni antiche e gloriose. Secondo le indicazioni tramandate da Erodoto di Alicarnasso e da Strabone, un gruppo di cretesi di Minos sarebbero stati sbattuti da una tempesta sulle coste joniche, fondando nell'etroterra Hyrìa intorno al 1200 a.C. Diverse le teorie sull'origine del nome. Di certo, nel tempo ha subìto diversi cambiamenti da Hyrìa (come scrive Erodoto di Alicarnasso) alla greca Orra. Poi Ouria, Uria, Iria, Varia, Ureto, Oira e Orea.

Dai Romani a Federico II

da G.B. Pachicelli, Il Regno di Napoli in prospettiva, Napoli 1703

La città fu successivamente municipio di Roma e dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente fu soggetta ai Greci, ai Longobardi, ai Bizantini diventando spesso teatro di assedi e saccheggi.

 

Nel 977 fu incendiata dagli Agareni e nel 1060 fu conquistata dal conte Malgerio di Altavilla. Quindi fu terra normanna e poi sveva.

Tra il 1225 e il 1233, l'imperatore Federico II - dopo averla dichiarata città demaniale - fece edificare nella zona più alta della città uno dei suoi castelli pugliesi, che ancora oggi è possibile ammirare in tutto il suo splendore. II successore di Federico II, Manfredi, non riuscì ad espugnarla. Fu liberata grazie al sacrificio di Tommaso d'Oria.

 

Dal '500 ai nostri giorni

da G.B. Pachicelli, Il Regno di Napoli in prospettiva, Napoli 1703

Nel 1572, San Carlo Borromeo ne alienò il feudo al vescovo di Cassano per quarantamila ducati, somma che fu distribuita in opere di carità. Nel secolo XIX Oria perse la sua importanza e molti monumenti caddero in rovina anche se è stata sempre meta di grandi scrittori, artisti e uomini di cultura.

 

Durante il Risorgimento, l'idea dell'unità d'Italia trovò consensi anche ad Oria. Il secondo conflitto mondiale portò in città numerosi militari a causa del vicino aeroporto militare, oggi dismesso.

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